Cittadinanza italiana per residenza: requisiti, reddito e documenti
Cittadinanza italiana per residenza: requisiti, reddito e documenti
Aggiornato al 10.03.2026

Ottenere la cittadinanza italiana per residenza è il traguardo finale per molti cittadini stranieri che vivono stabilmente in Italia.
Dopo anni di permessi di soggiorno, lavoro e integrazione nel territorio, la cittadinanza consente di acquisire uno status definitivo e pienamente stabile.
In questa guida aggiornata ti spiego in modo chiaro quali sono i requisiti richiesti dalla legge, quale reddito devi dimostrare, quali documenti servono e quali errori è importante evitare prima di presentare la domanda.
INDICE
I requisiti per la cittadinanza italiana in breve
Per poter presentare correttamente la domanda di cittadinanza italiana per residenza è necessario essere in possesso di alcuni requisiti previsti dalla legge. In particolare, il richiedente deve dimostrare:
- un periodo minimo di residenza legale e continuativa;
- un reddito sufficiente negli ultimi 3 anni;
- un certificato di conoscenza della lingua italiana di livello B1
- la disponibilità di documenti esteri tradotti e legalizzati o apostillati, quando richiesto.
La domanda si presenta esclusivamente online tramite il portale del Ministero dell’Interno (https://portaleservizi.dlci.interno.it/AliCittadinanza/ali/home.htm).
Per accedere alla procedura è necessario autenticarsi con SPID o CIE.
Quanti anni di residenza servono per ottenere la cittadinanza italiana?
Dopo quanti anni si può fare domanda
Il periodo di residenza richiesto non è uguale per tutti, ma cambia in base alla situazione personale del richiedente.
La legge prevede diversi termini:
- 10 anni di residenza legale e continuativa: è il requisito previsto per la generalità dei cittadini extra UE ed è il caso più frequente (art. 9, lett. f, L. 91/1992)
- 4 anni di residenza legale: per i cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea (art. 9, lett. d, L. 91/1992)
- 5 anni di residenza legale per
- apolidi (art. 9, lett. e, L. 91/1992);
- rifugiati politici (art. 16, comma 2, L. 91/1992);
- stranieri maggiorenni adottati da cittadini italiani, a partire dalla data dell’adozione (art. 9, lett. b, L. 91/1992);
- 3 anni di residenza legale: per lo straniero nato in Italia che vi risiede regolarmente (art. 9, lett. a-bis, L. 91/1992);
- 2 anni di residenza legale: per lo straniero con un genitore o un ascendente in linea retta di secondo grado italiano per nascita, fermo restando quanto previsto per i casi di acquisto della cittadinanza durante la minore età (art. 9, lett. a, L. 91/1992)
In tutti i casi il periodo di residenza richiesto deve essere maturato prima della presentazione della domanda e deve trattarsi di residenza anagrafica continuativa e senza interruzioni.
Residenza legale e continuativa: cosa significa davvero
Non è sufficiente aver vissuto in Italia per un certo numero di anni con un permesso di soggiorno valido.
Ai fini della cittadinanza ciò che conta è la residenza risultante dai registri anagrafici del Comune (o dei Comuni) in cui hai abitato.
La residenza deve essere:
- continuativa;
- senza cancellazioni anagrafiche;
- senza interruzioni.
Se nel periodo considerato risulta una cancellazione anagrafica, si verifica quello che viene comunemente definito “buco di residenza”, una delle cause più frequenti di rigetto della domanda.
In presenza di specifiche condizioni questo problema può essere sanato.
Il certificato storico di residenza: il primo controllo da fare
Dal certificato storico di residenza non devono risultare cancellazioni anagrafiche nel periodo di tempo conteggiato per maturare il requisito di tempo richiesto dalla legge.
Proprio per questo, prima di avviare qualsiasi pratica, consiglio sempre ai miei clienti di richiedere il certificato storico di residenza per cittadinanza: è il documento che permette di verificare con certezza se il requisito temporale è già maturato e, soprattutto, di individuare un eventuale “buco di residenza” su cui provare a intervenire.
È il primo vero controllo che serve per capire se puoi presentare la domanda di cittadinanza senza rischiare un rigetto.
Certificato di lingua italiana B1: quando serve davvero e come dimostrarlo
Tra i requisiti per la cittadinanza italiana per residenza, la conoscenza della lingua italiana rappresenta uno dei punti su cui si registrano più dubbi.
La legge richiede un livello minimo B1 del QCER (Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue).
Questo requisito può essere dimostrato in due modi:
Titolo di studio
Non è necessario sostenere l’esame di lingua se si possiede:
- un diploma di scuola media;
- un diploma di scuola superiore, oppure
- una laurea.
rilasciati da un istituto pubblico o paritario riconosciuto dal MIM, dal MUR o dal MAECI.
Certificazione linguistica
In alternativa, serve una certificazione rilasciata da uno degli enti ufficialmente riconosciuti:
- CERT.IT – Università Roma Tre
- CELI – Università per Stranieri di Perugia
- CILS – Università per Stranieri di Siena
- PLIDA – Società Dante Alighieri
- Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria
Chi è esentato dall’esame B1
Non devono dimostrare la conoscenza della lingua italiana:
- i titolari di permesso di soggiorno UE per lungo periodo in corso di validità
-
chi ha già sottoscritto l’accordo di integrazione.
Attenzione però:
l’esenzione non si applica ai cittadini dell’Unione Europea e a chi ha un permesso di soggiorno per motivi familiari (Carta di soggiorno per familiare o coniuge di cittadino italiano o UE).
Cittadinanza per residenza reddito: quanto bisogna guadagnare?
Tra i requisiti fondamentali per ottenere la cittadinanza italiana per residenza rientra il possesso di un reddito sufficiente negli ultimi tre anni.
La legge richiede che il richiedente dimostri un reddito non inferiore all’importo dell’assegno sociale, calcolato sulla base della composizione del nucleo familiare.
Le soglie di reddito richieste sono le seguenti.
Reddito minimo richiesto
- € 8.263,31 → richiedente la cittadinanza senza coniuge né figli a carico
- € 11.362,05 → richiedente con a carico il coniuge
a questi importi devono essere aggiunti € 516,00 per ogni figlio a carico.
Esempi pratici:
- richiedente senza coniuge con 1 figlio a carico→ € 8.779,31
- richiedente senza coniuge con 2 figli a carico→ € 9.295,31
- richiedente senza coniuge con 3 figli a carico→ € 9.811,31
- richiedente con coniuge e 1 figlio a carico→ € 11.878,05
- richiedente con coniuge e 2 figli a carico→ € 12.394,05
- richiedente con coniuge e 3 figli a carico→ € 12.910,05
Il reddito da prendere in considerazione è quello lordo (imponibile IRPEF) risultante dalle dichiarazioni fiscali presentate in Italia:
- Modello 730
- Certificazione Unica (CU)
- Modello Redditi (ex Unico)
È importante sapere che il requisito reddituale non deve essere presente solo nei tre anni precedenti la domanda, ma deve permanere anche durante tutta la durata del procedimento, fino al momento del giuramento.
Una perdita del lavoro o una riduzione significativa del reddito durante l’istruttoria può infatti compromettere l’esito positivo della richiesta.
Cittadinanza italiana per residenza senza reddito: si può fare?
In linea generale no.
Se il richiedente non raggiunge la soglia minima di reddito prevista dalla legge, la domanda di cittadinanza viene normalmente rigettata.
Tuttavia, prima di rinunciare alla presentazione della domanda, è opportuno verificare se sia possibile integrare il reddito personale con quello dei familiari conviventi.
Si tratta di una possibilità prevista dalla normativa e che, in molti casi, consente di raggiungere la soglia richiesta.
Come calcolare il reddito per la cittadinanza – redditi anche dei familiari
Se il reddito personale non è sufficiente, il richiedente può sommare al proprio reddito quello dei dei familiari conviventi indicati nell’art. 433 del codice civile, al fine di raggiungere la soglia di reddito richiesta dalla legge.
I familiari che possono contribuire sono:
- il coniuge;
- la parte dell’unione civile;
- il convivente di fatto legato da un contratto di convivenza (ho spiegato che cos’è e come si stipula il contratto di convivenza qui);
- i figli e, in loro mancanza, i discendenti prossimi;
- i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi;
- generi e nuore;
- suocero e suocera;
- fratelli e sorelle, anche unilaterali.
Cittadinanza per residenza documenti necessari
Affinché la domanda di cittadinanza venga accolta è necessario caricare correttamente la documentazione sul portale del Ministero dell’Interno. Non basta “avere i documenti”: devono essere formalmente corretti, coerenti tra loro e, ove necessario, conformi alle regole su traduzione, legalizzazione e apostille.
Durante la compilazione il richiedente dovrà scannerizzare e caricare i seguenti documenti:
- Documento di identità in corso di validità: passaporto o carta di identità italiana;
- Permesso di soggiorno in corso di validità;
- Certificato di nascita contenente le generalità di entrambi i genitori del richiedente.
- Se il Paese di origine aderisce alla Convenzione dell’Aja, il certificato deve essere apostillato, tradotto e asseverato.
- Se il Paese non aderisce alla Convenzione dell’Aja, deve essere legalizzato presso l’ambasciata o il consolato italiano nel Paese di origine.
- Il certificato di nascita non ha scadenza
- il certificato penale dello Stato di origine del richiedente e di tutti i Paesi in cui hai vissuto, tradotto e legalizzato o apostillato.I certificati penali esteri hanno validità di 6 mesi. Non sono necessari se il richiedente risiede in Italia da prima dei 14 anni.
- Certificazioni reddituali degli ultimi tre anni, utili a dimostrare il requisito del reddito per la cittadinanza per residenza:
- Modello Redditi (ex Unico);
- Modello 730;
- Certificazione Unica (CU).
- Nel caso di colf e badanti, in assenza di Certificazione Unica, il reddito deve essere attestato tramite dichiarazione sostitutiva del datore di lavoro, con allegato documento di identità.
- Documentazione reddituale dei familiari conviventi, se utilizzata per raggiungere la soglia di reddito prevista dalla legge.
- Certificazione di conoscenza della lingua italiana livello B1, salvo esenzioni (titolo di studio italiano, permesso UE lungo periodoo accordo di integrazione).
- Ricevuta del contributo di € 250.
- Marca da bollo da € 16, entrambe pagabili direttamente nella procedura telematica.
Alcuni documenti non sono espressamente richiesti dal portale per la presentazione della domanda, ma come avvocato li richiedo sempre ai miei clienti prima di procedere con l’invio della richiesta, così da verificare la correttezza delle informazioni dichiarate ed evitare il rischio di inserire dati inesatti nella domanda, con tutte le conseguenze che ciò potrebbe comportare.
In particolare:
- certificato storico di residenza
- certificati del casellario giudiziale e dei carichi pendenti rilasciati in Italia
Precedenti penali e cittadinanza per residenza
Tra i requisiti per ottenere la cittadinanza italiana per residenza rientra anche la verifica dei precedenti penali del richiedente.
Ai sensi dell’art. 6 l. n. 91/1992 l’acquisto della cittadinanza è precluso nei seguenti casi:
- condanna per uno dei delitti contro la personalità dello Stato, previsti nel libro II, titolo I, capi I, II e III del codice penale;
- condanna per un delitto non colposo per il quale la legge prevede una pena edittale massima non inferiore a tre anni di reclusione;
- condanna all’estero per un reato non politico a una pena detentiva superiore a un anno, quando la sentenza sia stata riconosciuta in Italia;
- presenza di motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica, valutati dall’amministrazione nel caso concreto.
La presenza di precedenti penali non impedisce necessariamente la possibilità di richiedere la cittadinanza. L’art. 6 c. 3 l. n. 91/1992 prevede che gli effetti preclusivi della condanna penale cessano in caso di riabilitazione penale.
Per questo motivo, prima di presentare la domanda di cittadinanza, è sempre opportuno verificare con attenzione la propria posizione penale. Una valutazione preventiva consente di capire se esistono eventuali ostacoli e quale sia il momento corretto per presentare la richiesta.
Cittadinanza per residenza: tempistiche della procedura
L’art. 9-ter della legge n. 91/1992 stabilisce che il procedimento per il riconoscimento della cittadinanza italiana deve concludersi entro 24 mesi dalla presentazione della domanda, prorogabili fino a un massimo di 36 mesi.
Tale proroga può avvenire solo in presenza di circostanze particolari che devono essere adeguatamente motivate dall’amministrazione.
Durante tutto il periodo di istruttoria il richiedente deve continuare a mantenere tutti i requisiti richiesti dalla legge, in particolare quelli relativi alla residenza, al reddito e alla regolarità del soggiorno.
Se il procedimento supera i 24 mesi senza una proroga motivata, oppure si protrae oltre i 36 mesi senza una giustificazione adeguata, è opportuno rivolgersi a un avvocato per valutare gli strumenti giuridici disponibili al fine di sollecitare la conclusione del procedimento.
Conclusioni
In questo articolo ho illustrato i principali requisiti richiesti per ottenere la cittadinanza italiana per residenza: il periodo minimo di residenza legale, il requisito reddituale, la conoscenza della lingua italiana e la documentazione necessaria per presentare correttamente la domanda.
Naturalmente ogni situazione personale può presentare aspetti specifici o particolari che non sempre è possibile affrontare in modo completo in un unico articolo. Proprio per questo è fondamentale verificare con attenzione la propria posizione prima di procedere con la richiesta: controllare la continuità della residenza, raccogliere la documentazione corretta e assicurarsi di possedere tutti i requisiti previsti dalla legge.
Una verifica preventiva consente di evitare errori nella compilazione della domanda o nella preparazione dei documenti, riducendo il rischio di rigetto della richiesta.
Se vuoi capire se hai i requisiti per richiedere la cittadinanza italiana per residenza, verificare la tua situazione o che ti aiuti a preparare la domanda in modo corretto, puoi contattarmi per una consulenza personalizzata.
Domande & Risposte
Ai fini della cittadinanza italiana per residenza non conta la data in cui è stato rilasciato il primo permesso di soggiorno, ma la data a partire dalla quale il richiedente risulta iscritto all’anagrafe della popolazione residente presso un Comune italiano.
Per sapere con precisione questa data è necessario richiedere il certificato storico di residenza.
Dipende dalla situazione personale del richiedente. In particolare sono richiesti:
- 10 anni di residenza per i cittadini extra-UE;
- 4 anni per i cittadini dell’Unione Europea;
- 5 anni per apolidi, rifugiati politici o stranieri maggiorenni adottati da cittadini italiani;
- 3 anni per lo straniero nato in Italia e residente regolarmente;
- 2 anni per chi ha un genitore o un ascendente italiano per nascita.
In tutti i casi il periodo deve essere maturato prima della presentazione della domanda e non devono risultare interruzioni o “buchi” nella residenza anagrafica.
No, non è un problema aver trasferito la residenza in un altro Comune, a condizione che nel certificato storico di residenza non risultino i cosiddetti “buchi di residenza”, cioè periodi in cui lo straniero è stato cancellato dall’anagrafe della popolazione residente in Italia.
È inoltre importante sapere che non tutti i Comuni rilasciano lo stesso tipo di certificato storico di residenza. Alcuni Comuni emettono un certificato che riporta l’intero periodo di residenza in Italia, mentre altri — come il Comune di Firenze — rilasciano il certificato solo per il periodo in cui la persona è stata residente in quel Comune.
Per richiedere la cittadinanza italiana per residenza è necessario dimostrare un reddito minimo per ciascuno degli ultimi tre anni.
Le soglie minime sono:
- € 8.263,31 per il richiedente senza familiari a carico
- € 11.362,05 se è presente il coniuge a carico
- + € 516 per ogni figlio a carico.
Il reddito da considerare è quello lordo (imponibile IRPEF) risultante dalle dichiarazioni fiscali presentate in Italia.
No, se il richiedente non raggiunge la soglia minima di reddito prevista dalla legge, la domanda di cittadinanza viene normalmente rigettata.
La legge consente però al richiedente di raggiungere la soglia minima richiesta integrando il proprio reddito con quello dei familiari con lui conviventi, purché rientrino tra quelli indicati dall’art. 433 del codice civile (ad esempio coniuge, convivente di fatto legato da contratto di convivenza, figli, genitori, ecc…).
Sì. Per la ottenere la cittadinanza italiana per residenza è richiesto un livello di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1 del QCER.
Questo requisito può essere dimostrato in due modi:
- con un titolo di studio conseguito in Italia (scuola media, diploma o laurea);
- con una certificazione linguistica rilasciata da uno degli enti riconosciuti.
Sono invece esentati dalla certificazione linguistica, tra gli altri, i titolari di permesso di soggiorno UE per lungo periodo o chi ha sottoscritto l’accordo di integrazione.
Domande & Risposte
Sì. Per la ottenere la cittadinanza italiana per residenza è richiesto un livello di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1 del QCER.
Questo requisito può essere dimostrato in due modi:
- con un titolo di studio conseguito in Italia (scuola media, diploma o laurea);
- con una certificazione linguistica rilasciata da uno degli enti riconosciuti.
Sono invece esentati dalla certificazione linguistica, tra gli altri, i titolari di permesso di soggiorno UE per lungo periodo o chi ha sottoscritto l’accordo di integrazione.
No, se il richiedente non raggiunge la soglia minima di reddito prevista dalla legge, la domanda di cittadinanza viene normalmente rigettata.
La legge consente però al richiedente di raggiungere la soglia minima richiesta integrando il proprio reddito con quello dei familiari con lui conviventi, purché rientrino tra quelli indicati dall’art. 433 del codice civile (ad esempio coniuge, convivente di fatto legato da contratto di convivenza, figli, genitori, ecc…).
Per richiedere la cittadinanza italiana per residenza è necessario dimostrare un reddito minimo per ciascuno degli ultimi tre anni.
Le soglie minime sono:
- € 8.263,31 per il richiedente senza familiari a carico
- € 11.362,05 se è presente il coniuge a carico
- + € 516 per ogni figlio a carico.
Il reddito da considerare è quello lordo (imponibile IRPEF) risultante dalle dichiarazioni fiscali presentate in Italia.
No, non è un problema aver trasferito la residenza in un altro Comune, a condizione che nel certificato storico di residenza non risultino i cosiddetti “buchi di residenza”, cioè periodi in cui lo straniero è stato cancellato dall’anagrafe della popolazione residente in Italia.
È inoltre importante sapere che non tutti i Comuni rilasciano lo stesso tipo di certificato storico di residenza. Alcuni Comuni emettono un certificato che riporta l’intero periodo di residenza in Italia, mentre altri — come il Comune di Firenze — rilasciano il certificato solo per il periodo in cui la persona è stata residente in quel Comune.
Dipende dalla situazione personale del richiedente. In particolare sono richiesti:
- 10 anni di residenza per i cittadini extra-UE;
- 4 anni per i cittadini dell’Unione Europea;
- 5 anni per apolidi, rifugiati politici o stranieri maggiorenni adottati da cittadini italiani;
- 3 anni per lo straniero nato in Italia e residente regolarmente;
- 2 anni per chi ha un genitore o un ascendente italiano per nascita.
In tutti i casi il periodo deve essere maturato prima della presentazione della domanda e non devono risultare interruzioni o “buchi” nella residenza anagrafica.
Ai fini della cittadinanza italiana per residenza non conta la data in cui è stato rilasciato il primo permesso di soggiorno, ma la data a partire dalla quale il richiedente risulta iscritto all’anagrafe della popolazione residente presso un Comune italiano.
Per sapere con precisione questa data è necessario richiedere il certificato storico di residenza.
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